Abbandonati i locali del Convitto M. Luigia, con l’anno scolastico 1932-33 il Regio Liceo classico ginnasio “G.D. Romagnosi” ha nuova sede in viale M. Luigia, a fianco del Liceo scientifico Marconi, nella parte dell’’edificio lasciato libero dalla Scuola di Avviamento. La solenne cerimonia di inaugurazione ufficiale avviene nel febbraio 1934, con lo “scoprimento” della lapide commemorativa degli ex liceali caduti nella prima guerra mondiale.
Nell’estate del 1941, a un anno dall’entrata italiana in guerra, gli studenti iscritti alle classi ginnasiali e liceali, dopo il sensibile incremento nel decennio precedente, sono 781 (481 maschi, 300 femmine; 442 ginnasiali 339 liceali), provenienti in massima parte sia dai ceti professionisti e proprietari sia da quello impiegatizio. Le novità introdotte con l’attuazione dalla Carta della scuola del Ministro dell’Educazione nazionale Bottai, incidono sull’organizzazione dell’Istituto a partire dall’a.s.1940-41 con l’introduzione della prima classe della nuova scuola media unica (diventerà la Scuola media A) e con l’introduzione delle esercitazioni di lavoro obbligatorie per la scuola media e auspicabili per le classi del ginnasio e del Liceo.
La mobilitazione a sostegno della patria in guerra è sostenuta dalla Dirigenza, prima dal preside Valentino Papesso e in seguito soprattutto dal preside Tarcisio Bruscalupi (1941-1945) che segue scrupolosamente le direttive del regime, anche attraverso la collaborazione di alcuni convinti insegnanti e di numerosi studenti e di numerose studentesse inquadrati nella G.I.L. Nella solenne inaugurazione cittadina dell’a.s. 1942/43 celebrata al Regio Liceo-ginnasio il preside Bruscalupi ricorda i “camerati combattenti della famiglia Romagnosi”: 5 insegnanti e 13 alunni ancora iscritti.
Le iniziative di solidarietà sono numerose: raccolta di “oggetti vari, di conforto” e offerte per i militari al fronte, per i feriti dell’Infermeria presidiaria e anche per gli sfollati; campagne per il risparmio e lotta agli sprechi. Anche le ore di attività lavorativa (falegnameria per i maschi, economia domestica per le femmine), introdotte non senza difficoltà organizzative, hanno fini patriottici: trovano eco sulla stampa locale sia l’intraprendenza delle ragazze nel confezionare 5695 ciambelle per soldati di passaggio o per feriti dell’Infermeria presidiaria, sia quella di ragazzi e ragazze nel costruire e corredare 21 lettini di legno a favore degli sfollati.
Anche se la guerra è geograficamente lontana, gli allarmi aerei si fanno più frequenti e, superato il terrore delle prime volte, costituiscono insieme intervalli supplementari e un “diversivo” per molti studenti.
A partire dal 1942, tuttavia, diventa difficile garantire una patina di normalità alla quotidianità della scuola, lo “stato di guerra” condiziona in modo sempre più incisivo la vita scolastica degli insegnanti e degli studenti: al vecchio problema della carenza di maschere antigas e dell’inizio delle lezioni in caso di allarmi aerei notturni, si aggiungono le frequenti esercitazioni di fuga, la scarsità di legna e carbone per il riscaldamento, la mancanza di un robusto ricovero antiaereo, dovendo utilizzare il seminterrato con scarse garanzie di sicurezza.
Dopo i drammatici eventi successivi all’8 settembre 1943, sia l’incertezza sull’inizio dell’anno scolastico, sia le incursioni aeree che bombardano città e provincia a partire dall’aprile 1944, aggravano ulteriormente il quadro: mancanza di docenti di ruolo, perché in aspettativa o in malattia o trasferiti in provincia per sfuggire ai bombardamenti, mancanza di trasporti per raggiungere la scuola, l’arruolamento volontario o imposto di qualche docente e di un buon numero di studenti (sono circa 50, nel 1943-44), lo sfollamento di alcuni studenti che con le loro famiglie abbandonano la città. Nel “Liceo classico governativo Romagnosi” (questa è la nuova ufficiale denominazione nell’autunno del 1944) la discontinuità delle lezioni e la scarsa frequenza degli alunni ormai sono la normalità.
Nell’incursione aerea dell’8 novembre 1944 i danni causati da due bombe cadute nei pressi della scuola rendono inagibile l’edificio: lezioni sospese fino al 13 novembre, quando riprendono al Convitto nazionale M. Luigia con turni pomeridiani bisettimanali, poi trisettimanali, di tre ore di lezione. Nonostante l’istituzione di una Sede staccata di un corso liceale a Salsomaggiore nel dicembre ’44, che intende agevolare gli studenti della zona, risparmiando il travaglio degli spostamenti, il quadro complessivo del periodo 1944-45 è desolante: in media si va a scuola due tre volte la settimana, il numero medio giornaliero dei frequentanti va dai 120 ai 150, rispetto ad un totale di 517 iscritti, cifra fortemente ridotta rispetto agli iscritti del 1941.
Nel periodo successivo alla Liberazione gli esami di maturità, previsti a partire dal 12 luglio 1945 con la prova scritta di Italiano, di fatto vengono sostituiti da scrutini.
Per uno sguardo complessivo del periodo si veda
SCHEDA GENERALE “SCUOLE DI PARMA DURANTE LA GUERRA”













