Istituito nel 1923 dopo la Riforma Gentile, il Liceo scientifico “G. Marconi” si trova nel grande edificio di piazzale Rondani (via Benassi). Il corso degli studi dura 4 anni e nei primi mesi del 1940 è costituito da tre sezioni con circa 300 iscritti in progressivo aumento (oltre 380 negli anni successivi), tanto da avere succursale staccata di due aule presso la scuola elementare F. Corridoni.
Nell’ottobre del 1941 la sede del Liceo scientifico viene spostata in piazzale San Francesco, nel palazzo dell’ex Tribunale, (oggi Casa della musica), con muri confinanti con quelli delle carceri; è una soluzione di ripiego rispetto al progetto di edificio di nuova costruzione in B.go Felino, bloccato appena dopo l’entrata in guerra con la legge che riduce le spese per i servizi civili. Emerge fin da subito il problema della carenza di aule, ma soprattutto il problema della poca resa del riscaldamento sia a causa della scarsa efficienza dell’impianto, sia a causa del razionamento di carbone e di legna in quantità sempre più limitate col procedere del periodo bellico. Senza successo è l’intraprendenza del preside E. Aubel nel sollecitare consegna addizionale di combustibile, comunicando all’Amministrazione provinciale che nel mese di gennaio 1941 la temperatura media delle aule durante le ore di lezione oscilla tra gli 8-11 gradi.
Anche al Marconi la strettissima sinergia della scuola e della G.I.L. locale agisce come fattore propulsivo per la propaganda patriottica e per la “mobilitazione per la vittoria”: oltre alla memoria degli ex studenti caduti e dei docenti in armi, ci si organizza per la raccolta di libri destinati a combattenti e prigionieri, per la campagna del fiocco di lana, per la raccolta di offerte e di indumenti a favore degli sfollati, per iniziative benefiche rivolte ai feriti.
L’incidenza dello “stato di guerra” sulla vita della scuola si fa man mano crescente.
Accanto al problema del riscaldamento, dell’umidità che rovina le apparecchiature scientifiche in dotazione, della riduzione dell’uso della carta, si aggiungono i problemi di cassa per garantire l’esonero da tasse scolastiche di cui beneficiano due orfani di guerra, una quarantina di figli di invalidi, quasi un centinaio di figli di prigionieri di guerra. La situazione si aggrava nell’a.s. 1942-43 quando è in forte crescita il numero degli alunni arruolati, trasferiti, sfollati, ritirati o con frequenza saltuaria. Nel febbraio ’43, secondo la relazione del preside al Provveditorato, gli studenti sfollati inseriti al Marconi sono 20, tra i quali 14 provenienti da Milano, gli altri da Genova, La Spezia, Torino e Napoli.
Dopo gli sconvolgimenti dell’8 settembre 1943 e il moltiplicarsi degli allarmi aerei, si apre il periodo più critico: secondo i registri delle assenze meno della metà degli iscritti frequenta le lezioni, pochissimi nelle classi quinte; aumentano le difficoltà dei liceali (più di 100) che viaggiano per raggiungere la scuola.
Parzialmente lesionato nell’incursione aerea del 13 maggio 1944, il palazzo del Liceo Marconi viene reso inagibile dal bombardamento del 22 giugno; segreteria e Presidenza hanno già ottenuto collocazione provvisoria in via Solferino nei locali del Seminario nuovo.
Con l’inizio dell’anno scolastico, le lezioni si tengono in orario pomeridiano (dalle 13,30 fino alle 17 con riduzione oraria a 45 minuti) presso l’Istituto Tecnico Melloni in via Farini. Soluzione auspicata e ottenuta dal Preside per evitare un rientro affrettato nella sede di Piazzale S. Francesco, dove è più rischiosa l’esposizione a ulteriori offese aeree alleate per la vicinanza alla linea ferroviaria e dove il rifugio non è più agibile per crollo parziale. Più complicata risulta invece la procedura per mettere al sicuro strumenti e materiali scientifici del gabinetto di fisica e di chimica, abbandonati nel palazzo danneggiato. Ai ripetuti solleciti del preside, solo nel dicembre 1944 il Commissario prefettizio delibera autorizzazione al trasferimento del “materiale scientifico” in locali idonei presso i sotterranei della curia vescovile. Il trasloco del materiale è parziale, quello rimasto nella sede è comunque esposto al rischio danneggiamento, prima da parte dei profughi qui alloggiati provenienti dalla provincia di Apuania e, a fine marzo, dalla requisizione dell’edificio da parte del Comando di Piazza tedesco.
Nella primavera del ’45, come per altri Istituti superiori, sono autorizzati colloqui per la valutazione del primo periodo: colloqui, sempre presso l’Istituto Tecnico di via Farini, destinati a studenti che non possono frequentare, perché impossibilitati dalle difficoltà dello stato di guerra o perché sfollati.
In giugno, per gli esami di idoneità, si ritorna nella sede di piazzale san Francesco, che dopo i lavori di ristrutturazione risulta essere la sede regolare delle lezioni con l’anno 1945/46.
Per uno sguardo complessivo del periodo si veda
SCHEDA GENERALE “SCUOLE DI PARMA DURANTE LA GUERRA”
















