I contraccolpi sull’organizzazione della vita scolastica in seguito al precipitare degli eventi, nel periodo luglio-settembre 1943, sono numerosi e si sommano a quelli ormai tipici dello stato di guerra. Nella svolta badogliana il timido abbrivio per il “risanamento della scuola italiana” (ad es. l’abolizione del libro di stato) ha termine con l’8 settembre. Dopo la convulsa fase dell’annuncio dell’armistizio con l’occupazione tedesca e l’istituzione della Repubblica Sociale Italiana (R.S.I.), si prolunga l’incertezza sull’inizio delle lezioni, fino a quando il nuovo governo fascista repubblicano fissa per l’8 novembre la ripresa dell’anno scolastico. Il Comando militare tedesco, inoltre, per esigenze di acquartieramento, via via sempre più mirato, requisisce numerosi edifici privati e pubblici, compresi quelli scolastici. Fin da subito quelli più moderni e attrezzati, come quello della Scuola elementare Corridoni che diventa sede dell’Ospedale militare germanico, e come quello della Scuola elementare Giordani che, fino al gennaio ‘44, è scelto come sede di uffici del Comando stesso. Le autorità locali, assecondando le richieste, devono poi emanare provvedimenti di dislocazione delle lezioni presso altri istituti in orario pomeridiano; un rimedio che si intensifica, con forte riduzione del tempo scuola, sia a seguito delle ulteriori requisizioni, sia, soprattutto a partire dall’aprile 1944, quando alcuni edifici scolastici vengono danneggiati dai bombardamenti aerei sulla città.
Essendo considerato “tradimento” quello della famiglia reale Savoia, giungono alla dirigenza degli istituti disposizioni per l’eliminazione della parola “regio” e “regia” in ogni citazione, per la rimozione di ritratti, effigi e busti degli appartenenti all’ex casa regnante, come pure per l’annullamento, con apposito timbro, degli stemmi della casa Reale sulla carta intestata delle amministrazioni (evitando così il consumo di carta). Nel maggio 1944 si dispone anche che nelle aule scolastiche gli studenti trovino il ritratto di Giuseppe Mazzini, così che abbiano sempre presente “l’apostolo del Risorgimento e dell’Unità”, il cui insegnamento “non ebbe sosta, né tentennamenti, né dubbi, né viltà”. D’altra parte l’ostracismo nei confronti di casa Savoia è operativo anche nella toponomastica di Parma già nel gennaio 1944, quando a Via Vittorio Emanuele II viene assegnato il nome di Via della Costituente e a Viale Umberto I quello di Viale del Popolo (oggi rispettivamente Strada della Repubblica e Stradone Martiri della libertà).
La vita nelle scuole si fa sempre più difficile: oltre al problema del freddo, della mancanza dei libri di testo e dell’inchiostro nei calamai, dai registri si documenta che molti alunni per paura si sono trasferiti in campagna o ritirati; aumentano gli sfollati dalle altre province come Genova, Torino, Milano, soprattutto Chieti, (a fine maggio 1944, secondo i dati dell’Archivio centrale dello Stato, gli sfollati nella provincia di Parma assommano a circa 140 mila); un buon numero tra gli studenti più grandi risultano arruolati; tra i docenti ci sono quelli in aspettativa, richiamati alle armi, sfollati per danni da bombardamento o trasferiti in altri luoghi. Cresce il numero degli orfani, dei figli di invalidi di guerra, dei figli dei prigionieri, per i quali, sia le singole scuole, sia associazioni come l’Opera nazionale invalidi di guerra, istituiscono borse di studio o elargiscono sussidi.
Anche per questi motivi la mobilitazione delle scuole appare sporadica e meno strutturata. Oltre alla raccolta di offerte per sfollati e sinistrati, va segnalata la sottoscrizione aperta all’inizio di marzo dalla “Gazzetta di Parma” denominata “Armi alla Compagnia volontari Filippo Corridoni”: un invito a tutti i cittadini di Parma e provincia a versare somme per contribuire alla costituzione dell’esercito repubblicano fascista. Capillare la penetrazione dell’iniziativa nelle classi di ogni ordine e grado, con conseguente pubblicizzazione delle offerte negli elenchi quasi giornalmente riportati sul quotidiano locale per tutto il mese.
Sempre incessante, comunque, la propaganda del rinato e riorganizzato fascismo, che intende far leva sulla cooperazione degli insegnanti sia in ordine a proposte ispirate al culto della “patria risorta” (per le ultime classi delle scuole elementari basti ricordare il tema a concorso “Il duce è ritornato”) sia in riferimento all’incalzante invito per l’iscrizione degli alunni all’O.N.B o al “Gruppo studentesco repubblicano”. Nel gennaio 1944 a tutti i docenti della città, convocati in “adunanza plenaria”, il nuovo Provveditore agli studi, Prof. Cantone, trattando della condotta politica degli insegnanti, raccomanda loro di astenersi da qualsiasi apprezzamento politico, di mantenere l’atteggiamento di scrupolosa lealtà verso lo Stato italiano nell’esercizio del compito di educatori, senza esimersi dal coltivare il senso di patriottismo. Non essendo disponibile verbale dell’adunanza, ma solo riferimento più o meno sintetico della riunione da parte di molti maestri nel Giornale della classe, è difficile discriminarne con precisione l’intento: una miscela tra imperativo, avvertimento, minaccia?
I primi bombardamenti aerei da parte alleata, cinque micidiali incursioni nel periodo aprile-giugno, portano distruzione (danneggiati e inutilizzabili risultano molti edifici scolastici pubblici e privati), morte e terrore. Insieme ai continui allarmi aerei, diffondono paura, deteriorano il sistema trasporti, scoraggiano la frequenza e interrompono ripetutamente le lezioni di quest’ultimo scorcio di anno scolastico. La grave atmosfera del momento è ben restituita nell’annotazione, datata 2 maggio 1944 sul “Giornale della classe” 4^A maschile * della scuola elementare P. Cocconi, dal maestro Fedele Anselmi: grande panico, famiglie che sfollano, aule deserte, vie silenziosissime senza fanciulli.
Ed ecco lo sconforto di un maestro della elementare Corridoni dopo il bombardamento del maggio 1944 su Fidenza, dove ha dimora:
“non ho più la casa, sono sfollato sulle colline, molto lontano da Fidenza. La necessità di recuperare il recuperabile, la necessità di procurarsi il cibo giornaliero nel caos dei servizi devastati mi impediscono di essere puntuale e zelante circa l’affare della firma” (cioè l’obbligo di firmare la presenza in servizio a scuola).
Sulla Gazzetta di Parma un editoriale chiede se non sia urgente prendere la decisione di chiudere l’anno scolastico in anticipo e accelerare tempi e modi degli esami. Effettivamente nel mese di maggio sono disposti dai vari istituti esami-colloquio per sfollati, esami di maturità modificati in colloqui orali, esami di vario tipo (licenza, abilitazione) sostituiti da scrutini.
* Nel Giornale della classe una sezione intitolata “Cronaca e osservazioni dell’insegnante sulla vita della scuola” contiene uno spaccato più o meno dettagliato e accurato della vita trascorsa in aula, con annotazioni riferite alle attività didattiche, al comportamento di alunni, al rendimento, alla frequenza, alle malattie, ai contrattempi, alle iniziative di mobilitazione, agli eventi locali, anche alle proprie vicende personali…: insomma tutto ciò che lo scrivente ritiene importante segnalare. Un resoconto che può occupare 2-4 pagine come pure 8-10 pagine, in base alle predisposizioni dell’insegnante alla scrittura intima o burocratica, alla narrazione puntuale nel tempo o riassuntiva a posteriori. Chi si avvicina a queste fonti non deve dimenticare che sono scritture personali e insieme pubbliche, pertanto ibride perché “frutto della riflessione personale di chi scrive, ma anche sottoposte al controllo del Direttore didattico, e dunque valutabili anche sotto il profilo politico.” [G. Gabrielli – D. Montino (a cura di), La scuola fascista, ombre corte, Verona 2025, 2^ ediz, p.149].





Trascrizione: Altra giornata di tristezza e di pianto. Una grossa formazione di circa 40 apparecchi nemici ha compiuto la terza incursione su Parma. Zona colpita il torrente Parma a nord del ponte della ferrovia e il Cornocchio dove ci sono state diverse vittime in seguito all’esplosione di una bomba su un ricovero dove si erano riparate circa una cinquantina di persone, di cui nessuna si è potuta salvare. La gente è presa da grande panico, fugge dalla città. Le strade sono piene di carri, carrettini, furgoncini, autocarri che trasportano masserizie verso la campagna. Le famiglie sfollano verso località più sicure. Dal 24 aprile non si presenta a scuola un alunno. Le aule sono deserte. Le vie, che prima brulicavano di bimbi, ora sono silenziosissime, non si vede un fanciullo.





