Anno Scolastico 1941-1942

Per ripartire in modo congruo periodi studio e di vacanza, la Riforma del Calendario scolastico approvata nel luglio 1941, fissa inizio e fine lezioni rispettivamente il 5 ottobre e il 15 giugno; le motivazioni sono sia di tipo pedagogico (congrua ripartizione tra periodi di studio e riposo) sia logistico (evitare sovrapposizioni con le attività della G.I.L.), tuttavia senza un riferimento specifico all’impegno bellico della nazione. La direttiva è che la vita della scuola, insieme a quello della società, deve procedere sul binario della normalità, senza scossoni molesti alla compattezza del consenso, nonostante i diffusi segni di inquietudine legati alle sorti della guerra e al tesseramento dei prodotti alimentari (olio, burro, pane, pasta, riso, carne, zucchero…).  
Normalità che viene veicolata anche attraverso le competizioni culturali e sportive rivolte ai giovani, introdotte nel 1934 dal P.N.F.  e poi organizzate dalla G.I.L., con la denominazione di “Ludi Juveniles”: nel periodo bellico hanno edizioni annuali fino al 1943 e fanno registrare partecipazione assidua delle classi delle scuole elementari e medie, pubbliche e private.  
Quindi, se da una parte l’assetto scolastico sembra risentire ancora marginalmente del perdurare dello stato di guerra e dell’ampliamento dei fronti bellici in cui è impegnato l’esercito italiano, è indiscutibile che, dall’altra parte, il fascismo rende più incisiva e ampia la mobilitazione nella scuola e della scuola. Accanto all’obiettivo di portare a compimento la costruzione dell’«uomo nuovo», vi è quello più funzionale di compattare la nazione rispetto ai sacrifici, alle privazioni e ai lutti che la guerra comporta: attraverso propaganda e consenso nello “spazio scolastico” si rafforza la saldatura tra Partito fascista, giovani generazioni e famiglia. 

Non secondario in questo senso il ruolo attribuito dal fascismo alla diffusione e all’uso della radio e della cinematografia a partire dagli anni Trenta, incentivando di anno in anno l’installazione  di apparecchiature e altoparlanti anche negli edifici scolastici;  all’atto pratico, se è vero che molte scuole sono attrezzate, non poche tuttavia, sia per l’inadeguatezza di impianti e strumentazione, sia  per la mancanza di sale apposite per le proiezioni, riescono a conformarsi rapidamente e senza problemi alle disposizioni del Ministero, come a quella relativa all’obbligo di inserire mezz’ora di ascolto radiofonico nell’orario scolastico settimanale.  Comunque sia, alla radiofonia e al cinema sono riconosciute fondamentali funzioni propagandistiche, educative, culturali.  Anzitutto perché “ai futuri soldati d’Italia sia possibile fin d’ora ascoltare la viva voce dei loro capi” (Corriere Emiliano/Gazzetta di Parma 11/12/1934); in secondo luogo perché radio e cinema contribuiscono a illustrare e esaltare “gli epici eventi della Patria in armi” che porteranno alla realizzazione “dell’immancabile destino imperiale” (Corriere Emiliano/Gazzetta di Parma 20/12/1940).

Un richiamo retorico sul legame della scuola con la “nazione in armi” è ben sottolineato dal Provveditore agli studi, I. Nembrot, nel discorso di inaugurazione solenne dell’anno scolastico presso la Regia Scuola elementare Pietro Giordani (via Paciaudi), alla presenza delle massime autorità civili, scolastiche e militari della città. 

 E a Mussolini venuto a Parma (8 ottobre 1941), appena dopo l’inizio delle lezioni, per consegnare la “Spiga d’oro” ai rurali della provincia, anche gli studenti, liberi dagli impegni scolastici ma inquadrati  nelle  organizzazioni giovanili del fascismo, insieme al popolo parmense, “gridano l’incrollabile certezza nella vittoria” .
E’ con le Circolari ministeriali  di ottobre e novembre 1941 che si intensificano le direttive che, su piani diversi, sono indirizzate a mobilitare la scuola e, tramite essa, le famiglie per  sostenere lo sforzo bellico nell’«ora attuale» (o con formula  simile «nell’ora presente») della nazione. 
Compito degli insegnanti, oltre a quello di commentare ogni lunedì i principali avvenimenti nazionali e militari, disposizione già avviata nel febbraio del 1941, è quello di richiamare gli alunni al rispetto delle norme sulla riduzione dei consumi e sulla lotta contro gli sprechi (la cosiddetta “resistenza in campo economico” introdotta già nel 1935 dopo le Sanzioni seguite all’attacco all’Etiopia). Per il “supremo interesse della patria” anche la scuola è quindi sempre più coinvolta nel sostegno economico alla guerra, strettamente intrecciato a quello per la “battaglia autarchica”.  
Accanto alle ormai collaudate attività assistenziali – offerte, pacchi, corrispondenza postale con i soldati, giornata della frutta, visite ai feriti – vengono sostenute  le seguenti iniziative (un propagandistico, seppur parziale resoconto della mobilitazione delle scolaresche si trova nell’articolo “I balilla e la guerra”, Gazzetta di Parma, 26 settembre 1942):

*La “Giornata del fiocco di lana”: in una giornata speciale, indetta da ogni Istituto, gli alunni devono portare lana in fiocchi che, consegnata all’organizzazione delle Massaie rurali, viene trasformata in filato; con quest’ultimo, restituito alle scuole, le alunne nelle ore di “esercitazione di lavoro femminile” confezionano quadrati di lana per coperte destinate ai soldati in Russia, oppure  indumenti da montagna o indumenti coloniali per i combattenti.

*Rilanciata con più risolutezza la raccolta di materiali di recupero metallici (ferro, ghisa, rame, zinco, ottone, bronzo, stagno) e non metallici (vetro, stracci di lana, stracci di tela, carta da macero, pelle) da consegnare ad Enti predisposti; in cambio la scuola riceve controvalore in denaro secondo prezzo di listino.

*Coltivazione degli “orti di guerra” da parte degli alunni per la lavorazione di prodotti orticoli di largo consumo negli appezzamenti di terreno di pertinenza o adiacenti agli edifici scolastici. 

*Raccolta di indumenti per i profughi della Cirenaica e della Tripolitania.

*Settimana del fazzoletto indetta nel mese di febbraio: alunne e alunni son invitati a consegnare in aula fazzoletti da naso e da collo per i soldati al fronte.

Sulla vita quotidiana della scuola, oltre che su quelle delle famiglie e dei singoli, si ripercuote l’economia di guerra con razionamenti e scarsità di materie prime. In seguito al tesseramento del sapone e per limitarne il consumo, alle alunne delle scuole elementari è consentito l’uso di grembiulini neri al posto di quelli bianchi. Per risparmiare carta il rinnovo di adesione alla G.I.L. avviene tramite l’applicazione di bollini sulla vecchia tessera.
Nelle segreterie e nelle aule manca la carta; legna e carbone per il riscaldamento risultano sempre in difetto. Non è un caso se il Ministero dell’Educazione Nazionale adotta nel periodo invernale l’ingresso posticipato alle 9 per tutte le scuole (per le scuole medie la lezione è ridotta da 60 a 45 minuti); inoltre per risparmiare combustibile si rimanda il rientro dalla pausa natalizia al 19 gennaio 1942. In effetti le temperature dei mesi di gennaio e di febbraio rimangono molto rigide, raggiungendo i -10° e rendono disagevole l’attività in aula per gli alunni che si presentano.

La mia è una delle aule più fredde del quartiere: non si arriva neppure a mezzogiorno a 10° di temperatura…la scrittura peggiora sempre e non ho neppure la possibilità e il coraggio di insistere e castigare come vorrei perché le manine sono davvero gelide

annota a fine gennaio la maestra della classe femminile II^B, scuola elementare Cocconi, che usa il termine “quartiere” secondo l’accezione abituale per indicare il complesso scolastico.
Sempre più supplenti sostituiscono il personale scolastico maschile che indossa il grigioverde.

Due istantanee di Mussolini a Parma (foto LUCE 1941, ASCPR)
Riflessioni di due studenti della scuola media del Convitto M. Luigia contenuti nel Giornalino “La Fiamma”, 31 ottobre 1941, p. 5 (Archivio storico Convitto nazionale M. Luigia).
Lotta contro gli sprechi: Circolare inoltrata dal Provveditorato agli studi di Parma, novembre 1941 (Archivio storico Liceo artistico Toschi).
I balilla e la guerra (Corriere emiliano/Gazzetta di Parma 26/09/1942).
La radio a scuola. Resoconto-riflessione di uno studente della Scuola media del Convitto M. Luigia contenuto nel Giornalino “L’aquilotto”, marzo-giugno 1942 (Archivio storico Convitto nazionale M. Luigia).
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